Sensore che libera la strada alle ambulanze2018-12-13T08:27:48+00:00

Project Description

Chi non si spaventa nel sentire un’ambulanza mentre è alla guida? Spesso capita di non capire da dove provenga il veicolo con la sirena e di non essere pronti a lasciare libero il passaggio in tempi più che rapidi. Uno svantaggio per la sicurezza di tutti: della persona che deve raggiungere il prima possibile l’ospedale, ma anche degli automobilisti sulla tratta dell’ambulanza.

Su questi problemi ha riflettuto il 37enne bresciano Emanuele Donatelli, da anni attivo nel soccorso extra ospedaliero, sia come volontario sia come professionista. «Analizzando i problemi che mi si presentano alla guida delle ambulanze – spiega Donatelli – sono arrivato a una soluzione che potrebbe essere utile per operatori sanitari e cittadinanza, un dispositivo che avvisa gli automobilisti dell’arrivo del mezzo di soccorso, per far sì che questi reagiscano prontamente e in modo adeguato».

Non avendo le conoscenze specifiche nell’ambito dell’elettronica, Donatelli si è rivolto alla società di consulenza Isinnova, specializzata nello sviluppo di progetti innovativi, per avere l’adeguato supporto tecnico. Il risultato è stato un dispositivo dotato di sensore, facilmente alloggiabile in ogni tipo di auto (per esempio sul cruscotto) e in qualsiasi mezzo di soccorso stradale: ambulanze, veicoli della Polizia, autobotti dei Vigli del Fuoco…

Ogni qualvolta ci sia uno di questi mezzi nel raggio di 300-500 metri, il sensore emette un segnale sonoro e visivo di allerta. È in fase di studio la possibilità di geolocalizzare il mezzo di soccorso, individuando la direzione che sta percorrendo, in modo da allertare solo i conducenti realmente coinvolti nel suo tragitto.

La fase iniziale del progetto è stata finanziata da Emanuele, che oggi, dopo il rilascio del brevetto, cerca partner e finanziatori che gli permettano di lanciare un programma pilota su Brescia e dimostrare così come la sua invenzione abbia un impatto positivo sulle tempistiche e sulla gestione delle emergenze.

Questa storia ha appassionato una giornalista, a tal punto da scriverne un articolo sul giornale di Brescia.