Descrizione Progetto

Al giorno d’oggi l’iPod è un oggetto di uso quotidiano, conosciuto in tutto il mondo. Verrebbe scontato pensare che, essendo un prodotto della linea Apple, la sua invenzione sia attribuita a Steve Jobs; ma è davvero così?

Era il 2001 e Apple aveva tratto il dado che avrebbe cambiato per sempre la sua storia e quella della tecnologia. Con una presentazione vecchio stile, di quelle che hanno reso grande l’azienda di Cupertino, Steve Jobs lanciava il primo capitolo della “nuova era” della sua ritrovata creatura.Tanto piccolo quanto inizialmente molto criticato, l’iPod ha riscritto in pochissimo tempo le regole della musica moderna e quelle dei dispositivi portali, aprendo indirettamente la strada all’iPhone e agli smartphone. Oggi quel mitico oggetto è relegato sempre più ai margini dell’industria con Apple che ha recentemente mandato in pensione i modelli Shuffle e Nano, ultimi baluardi di un’epoca irripetibile che non tornerà mai più.

Il 2001 fu l’anno della svolta per Apple. Steve Jobs aveva ripreso saldamente in mano le redini dell’azienda, pronta a lanciarsi in settori fino a quel momento mai percorsi. A gennaio fu lanciato iTunes, servizio per il download legale di musica, primo passo verso un concetto del tutto nuovo di ascolto digitale in mp3, fino a quel momento prerogativa dei servizi peer to peer illegali. Il programma fu solo il primo capitolo di un progetto ben più complesso che qualche mese dopo, il 23 ottobre, sarebbe giunto a compimento con la nascita del primo iPod. A Cupertino non inventarono nulla, ripercorrendo la strada già portata avanti da alcuni lettori mp3 da tempo presenti sul mercato ma, come da tradizione, sfruttarono l’occasione per offrire il meglio che si potesse chiedere all’epoca. Il lettore della mela offriva tanto in pochissimo spazio: le sue dimensioni, come la stessa presentazione aveva mostrato, erano esattamente quelle di un mazzo di carte; questo permetteva all’iPod di poter essere trasportato ovunque, rimanendo comodamente stipato nelle tasche del suo possessore. Il resto, dal design alle caratteristiche tecniche, avrebbe segnato per sempre il mondo della musica. 5 GB di hard disk, schermo a cristalli liquidi in bianco e nero, ghiera di comando circolare che sarebbe diventata il tratto distintivo dei modelli futuri e porta FireWire di collegamento, perfettamente compatibile con tutti i modelli di Mac dell’epoca e 35 volte più veloce rispetto ad una normale USB.

In pochi anni l’iPod divenne un oggetto di culto, trainato da un mondo musicale dominato dagli mp3 e da un modello di business funzionante ed efficiente come quello di iTunes. Generazione dopo generazione le caratteristiche del piccolo lettore furono migliorate, il design ridefinito, il display colorato, la compatibilità aumentata e l’hard disk esteso a livelli inimmaginabili. Il modello classico fu per almeno cinque anni il più importante della collezione, prima di essere affiancato da alcune varianti di grande successo pensate per esigenze particolari. Scelte che in poco tempo spazzarono via ogni tipo di concorrenza: l’iPod aveva dalla sua caratteristiche che gli altri non riuscivano a raggiungere, poteva fregiarsi di un’interfaccia semplice e facilmente utilizzabile nonostante i pochi tasti a disposizione, di un architettura efficiente e di un hardware solido e duraturo. L’ultimo iPod Classic, quello di sesta generazione, venne lanciato nel 2007 – e poi rinnovato nel 2008 – ma rimase in listino fino al 2014, duro a morire e da sempre amato, capace di resistere alla nascita degli smartphone e all’ennesimo cambio di abitudini dell’utenza. Oggi l’originale modello del 2001 è oggetto da collezione venduto a prezzi esorbitanti su molti mercati secondari.

iPod fu talmente rivoluzionario da spingere Apple a puntare molto forte su tutto ciò che ne poteva derivare e su nuovi modelli che, in alcuni casi, ottennero più successo dell’originale grazie a dimensioni diverse, tagli di memoria differenti e prezzi piuttosto concorrenziali. Nel 2004 arrivò l’iPod Mini, dal design simile ma dotato di memoria flash, dimensioni ridotte e prezzo altamente concorrenziale. L’anno reale della svolta fu però il 2005, quando il Mini fu immediatamente mandato in pensione per essere sostituito da due nuove inclinazioni dal successo assicurato e duraturo, l’iPod Nano e l’iPod Shuffle, gli ultimi rimasti della “vecchia guardia”, almeno fino a qualche settimana fa. Se il primo era un miglioramento sostanziale del Mini, il secondo fu un’altra geniale intuizione di Jobs, una spinta estrema verso la portabilità, con un dispositivo via via sempre più piccolo, senza schermo e con comandi ridotti all’osso, capace di riprodurre i brani in sequenza casuale. Ore e ore di musica nel più piccolo degli spazi, per il primo vero esempio di dispositivo indossabile, capace di diventare inseparabile compagno d’avventure per corridori e sportivi. Leggerissimo e indistruttibile, fu rinnovato più volte, sino a divenire quasi invisibile, indistruttibile e con una qualità di riproduzione audio eccellente. La quinta generazione, arrivata nel 2010, è stata l’ultima prodotta, capace di sopravvivere fino ai nostri giorni ma distrutta anch’essa dalla vera svolta di casa Apple, quella dell’iPhone.

Fu grazie a questo successo che i concetti alla base dell’iPod furono estremizzati per creare uno smartphone all’avanguardia che avrebbe cambiato per sempre il mercato della telefonia mobile, ma anche decretato indirettamente la fine dell’impero dei lettori mp3. Gli sforzi di Jobs e soci si concentrarono tutti sul nuovo smartphone con l’iPod che iniziò a ricoprire pagine sempre più marginali nei piani dell’azienda, divenendo una delle voci minori del suo bilancio. Anche l’ultimo iPod prodotto da Apple, il modello Touch, lanciato anch’esso nel 2007, ha sempre ricalcato in tutto e per tutto le caratteristiche dell’iPhone, senza offrire però la possibilità di telefonare. Una convergenza di intenti e dispositivi quasi perfetta, segno inequivocabile di un destino già scritto e impossibile da cambiare.