Project Description

E’ appena cominciata la primavera e queste belle giornate di sole fanno venire voglia di vacanza, mare e perchè no: gite in barca. Vi siete mai chiesti chi ha inventato il timone delle navi?

Fino all’avvento della propulsione velica, il timone era spesso costituito da un remo, di solito con la pala più larga di quelli adoperati per la voga. In effetti, nella marina remiera era possibile governare semplicemente modificando il ritmo o addirittura il verso di una fila di remi; il timone era un accessorio del quale si poteva fare a meno. Esistono testimonianze secondo cui già nel III millennio A.C., nell’antico Egitto, erano in uso remi in legno installati su un lato dell’imbarcazione per manovrare, simili a quelli in uso ancora oggi. Questa soluzione si è evoluta nel timone laterale in uso dall’antichità al medioevo in Europa. Con l’aumentare della dimensione ed il dislocamento delle navi, i timoni laterali erano sempre meno efficaci, e cominciarono ad essere sostituiti, nel XII secolo, da modelli più robusti, montati alla poppa per mezzo di un perno. La più antica raffigurazione di un timone di questo tipo in occidente si trova in un bassorilievo de fonte battesimale della cattedrale di Winchester, risalente al 1180 circa (La sua interpretazione è comunque controversa).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con l’avvento della marina velica, e delle grandi navi a vele quadre, il timone è diventato l’organo di governo indispensabile. Al punto che esso costituiva uno dei bersagli preferenziali delle artiglierie contrapposte negli scontri navali: una nave priva di timone era di fatto condannata a diventare preda dell’avversario. Le macchine del timone erano relativamente semplici: il timoniere teneva in mano la grande ruota “a caviglie”, nome dato nel gergo marinaresco alle maniglie che, poste a raggiera tutto intorno alla periferia della ruota, ne rendevano più salda la presa e meno difficile la manovra. Sul mozzo della ruota a caviglie, o rigidamente collegato con esso, era sistemato una sorta di tamburo, sul quale erano avvolte alcune spire di un cavo, ai cui estremi erano collegate due catene, a loro volta collegate alle due facce del timone. Se il timone era molto grande, un sistema di demoltiplica a ingranaggi ne rendeva possibile la manovra. In caso di avaria alla ruota a caviglie, un sistema di paranchi consentiva di manovrare il timone in emergenza. Questo consentiva di applicare una forza maggiore e con più precisione.

In oriente ed in tutto il mondo la più antica rappresentazione di timone centrale è in un vaso del I secolo d.C., anticipandone così l’uso in oriente di diversi secoli rispetto all’occidente.

Il metodo usato successivamente al sistema a cavi, e quindi venendo ai giorni nostri, è quellooleodinamico, in cui la ruota del timone aziona un servosistema idraulico che amplifica la forza e la trasmette sotto forma di pressione ad uno stantuffo agente sul timone.Sulle navi di nuova progettazione i timoni sono assistiti da sistemi computerizzati che integrano anche le funzioni di pilota automatico.I timoni più semplici usati in piccole imbarcazioni prevedono una barra di manovra fissata alla parte superiore del timone, che opera grazie al principio della leva.