L’importanza di innovare

Con la rivoluzione industriale ormai alle porte e quella digitale in pieno fermento, proviamo a soffermarci sull’evoluzione che stanno subendo le aziende produttive e manifatturiere che da decenni hanno proliferato nel nostro territorio ma che non sempre sono state in grado di innovare.

Il verbo “subendo” è quello che forse meglio descrive la situazione di molti. Che cosa stanno subendo le aziende? Cosa le impensierisce? Cosa le spaventa? L’evoluzione, o meglio ancora, la sua crescita esponenziale.

Se non crei la tua strategia, rischi di diventare parte della strategia di qualcun altro

Le aziende tecnologiche e digitali, relativamente giovani, possiedono prodotti (ma anche servizi) che sono in grado di crescere molto velocemente, creando nel consumatore un sempre maggior bisogno di “nuovo”. A dettare i tempi sono le multinazionali della telefonia, Apple e Samsung in primis, che con cadenza annuale mostrano al mondo intero il nuovo prodotto di punta, orgoglio dei risultati dei propri centri di ricerca e sviluppo.

Come se non bastasse, pochi mesi dopo il lancio del nuovo smartphone, iniziano a girare le prime indiscrezioni sui features che possiederà il prossimo modello, creando curiosità, suspense e desiderio nel consumatore, portandolo quindi in uno stato di bramosia da novità maniacale ed ansia perenne di possedere qualcosa di già vecchio.

Un altro esempio è quello delle case automobilistiche. Vengono lanciate sul mercato con sempre maggior frequenza le nuove serie od i restyling dei modelli precedenti, frutto di una competizione tra colossi rivali che provano ad emergere e a conquistare la fiducia dell’acquirente.

Un terzo settore dove la frenesia di novità è all’ordine del giorno è il mondo moda. In questo caso le tempistiche del “nuovo” sono ancor più veloci, 4 stagioni all’anno, 4 nuovi modelli ogni anno tra scarpe, borse, accessori, ecc. E provano ad inventarsi anche stagioni intermedie, pur di mostrare al pubblico quanto siano innovative, rivoluzionarie, avanti.

Tutto ciò porta con sé una serie di benefici ma anche parecchi rompicapo. Da un lato questi 3 grandi settori sono riusciti a creare una “moda permanente” ovvero un continuo, ripetuto e compulsivo bisogno di nuovo. La parola “moda” forse non è la più corretta perché l’abbiamo proprio sempre usata col significato opposto, ovvero un bisogno temporaneo, un piacere del momento, associata quindi a qualcosa di volatile, destinato a mutare a breve. Sarebbe quindi forse più corretto parlare di “direzione”. Dall’altro questa velocità del nuovo sta influenzando le aziende che invece sono sempre state per loro natura molto più lente, costringendole ad inseguire i bisogni del consumatore sempre mutevoli.

Due problemi

Prodotti nuovi ogni anno, minor numero di pezzi prodotti dello stesso modello. Ed è qui il primo problema. Per produrre un oggetto fisico, pentola, rubinetto o valvola che sia, occorrono investimenti iniziali importanti. Occorre progettare, fare il design, realizzare uno stampo, metterlo a punto e solo allora iniziare a produrre. Per avere prezzi competitivi si spalmano i costi della progettazione e delle attrezzature create su misura sul prodotto finale. Ma se i tempi di permanenza del prodotto sullo scaffale diminuiscono? Se l’anno seguente il prodotto sarà già vecchio e non ne produrrò più? Come si fa a stare nei margini? Organizzazione, metodologia gestione delle commesse sono la soluzione.

Il secondo problema è: dove trovo sempre idee nuove per innovare e migliorare il mio prodotto?

Molte aziende si sono ritrovate “grandi” grazie all’eredità delle buone annate di almeno un decennio fa, dove vigeva il diktat “basta produrre per vendere”. La domanda era elevatissima, le pretese di novità non così pressanti, era sufficiente avere dei macchinari e gli ordini facevano la fila allo sportello.

Oggi non è più così. L’apertura dei mercati, la sempre maggior consapevolezza e richiesta del consumatore, la concorrenza estera, fanno vacillare ed impensierire le notti di molti imprenditori. Negli ultimi 10 anni la selezione Darwiniana ha messo in pratica le sue leggi, facendo selezione “naturale” tra le molteplici aziende. Riducendosi la domanda di “prodotti tradizionali” ed aumentando quella di “prodotti nuovi” si è dovuta ridimensionare la struttura societaria, con un reparto produttivo più snello e flessibile, magari robotizzato e con meno personale, ed un ufficio tecnico (o meglio ancora un reparto R&D) con più teste pensanti.

Sarà forse scontato, ma è meglio sottolinearlo: oggi la qualità, i servizi e l’innovazione non sono più un plus, ma un must e l’alternativa non è tra fare innovazione e non farla, ma è tra fare innovazione o fallire.

Qui entra in gioco ISINNOVA

Oltre a lavorare col privato per sviluppare la propria idea innovativa, veniamo chiamati dagli imprenditori per aiutarli ad innovare la propria azienda. Entriamo in punta di piedi, senza la minima presunzione di insegnare a nessuno il proprio lavoro. Ci limitiamo, in prima battuta, ad osservare, ad ascoltare e capire come vive l’azienda.

Impariamo quali sono i suoi prodotti, i suoi metodi produttivi, proviamo a trovare difetti o limiti (di processo, di gestione, di prodotto) e suggeriamo spunti per il miglioramento di uno o più di questi punti. Qual è il nostro asso nella manica? Oltre ad una spiccata dose di fantasia, è la multidisciplinarietà che ci contraddistingue. La possibilità che abbiamo di poter visionare aziende produttive completamente diverse tra loro, gli studi diversi che ogni membro del team ha seguito, ci permette di poter pensare fuori dagli schemi e di provare a fornire idee nuove mai pensate. Quasi tutte le aziende con le quali collaboriamo possiedono già un ufficio tecnico, e non è il nostro obiettivo quello di prenderne il posto, ma di affiancarlo.

Nessuno probabilmente ne sa più del tecnico e del progettista dell’azienda, ed il nostro ruolo è quello di proporre ad essi nuove direzioni non ancora battute. Lavorando anni, se non decenni, nella stessa azienda o nello stesso settore, si diventa esperti. Ed è proprio questo che sono i progettisti aziendali, esperti di settore. Di contro, la specializzazione verticale in un particolare prodotto/mercato/ambiente, limita la capacità di pensiero al di fuori di tale mondo. Ci si costruisce una sorta di “paraocchi” mentale che inibisce alcuni tipi di ragionamento e canalizza i pensieri in una sola direzione, che si ritiene essere quella corretta.

La nostra mancanza di tale genere di influenza, ci permette di ragionare liberamente, consentendoci di fare collegamenti pluridisciplinari: un trattamento applicato ad un filato per calze anticellulite, replicabile come rivestimento di valvole in ottone per l’antibattericità dell’acqua, ad esempio. Questo è possibile solo se si conosce sia il mondo dei filati, che quello dei raccordi. Di esempi ce ne sono a decine, che ovviamente non possiamo al momento raccontare per riservatezza di ciò che stiamo sviluppando assieme ai nostri clienti, ma fa capire il nostro metodo di lavoro.

Ovviamente non ci reputiamo esperti del vostro settore, quindi non tutte le soluzioni o le possibili idee che presentiamo hanno senso, o rispecchiano comunque tutte le caratteristiche e le necessità aziendali. Tale selezione delle idee da noi presentate deve essere vagliata dall’imprenditore, per passare poi alla fase successiva, ovvero dello sviluppo congiunto tra ISINNOVA e l’ufficio tecnico. ISINNOVA ci mette l’input e le proprie conoscenze, il tecnico l’esperienza e la specializzazione del prodotto.

È così che nascono nuovi prodotti, perlomeno nelle aziende con le quali collaboriamo.

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